martedì 31 marzo 2009

PROVINCIA: IL PROBLEMA NON E’ NEL VOLTO


La Signora Zappaterra ha tappezzato l’intera provincia di Ferrara con i suoi bei manifesti dai quali, con il sorriso ritoccato a Photoshop, ci lancia l’invito “Cambiamo volto alla nostra provincia!”. Certo che, se si trattasse solo di trovare un presidente un po’ più carino di Dall’Acqua, non avremmo avuto bisogno di scomodare cotanta bellezza: sarebbe bastato meno. Il fatto è, però, che i ferraresi non vogliono cambiare il volto, BENSI’ LA TESTA della provincia di Ferrara. E se si parla di “testa” – in senso politico, ovviamente – Dall’Acqua e Zappaterra sono la stessa cosa.

giovedì 26 marzo 2009

VINCERE PER GOVERNARE BENE di Luca Cimarelli*


Venerdì prossimo, grazie all’iniziativa di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, prenderà vita il Popolo della Libertà, i cui soci fondatori saranno non solo Forza Italia e An, ma una decina di altre formazioni politiche, tutte egualmente importanti. Si tratta di una straordinaria operazione di sintesi politica, il cui scopo dichiarato è di portare a compimento la lunga transizione dalla prima alla seconda Repubblica facendo nascere quel “partito degli italiani” capace di dare rappresentanza compiuta alla maggioranza moderata e di centrodestra nata nel 1994 e che si è affermata senza equivoci alle elezioni politiche del 2008. Gli elettori hanno dimostrato di volere una drastica semplificazione degli schieramenti politici e, soprattutto, una più alta capacità di decisione politica, cioè di governabilità. Lo stesso hanno fatto votando per le regionali della Sicilia, dell’Abruzzo e della Sardegna.
Ecco perché l’obiettivo del PdL, a Ferrara come a Roma, non può limitarsi al “vincere pur di vincere” mettendo insieme - come nel passato – coalizioni tanto vaste quanto inconcludenti. Al contrario, il PdL nasce per offrire agli elettori, insieme ad un chiaro programma di governo, anche una maggioranza coesa e determinata a realizzarlo. Insomma, il PdL non si pone solo l’obiettivo di sconfiggere gli avversari ma quello molto più importante e qualificante di governare bene e senza bastoni tra le ruote. Proprio come sta avvenendo a livello nazionale. Questo ci chiedono gli elettori e questa è la nostra volontà, il nostro più alto e nobile scopo, che ci differenzia nettamente rispetto alle altre improbabili ed eterogenee aggregazioni, nate in questi giorni ma destinate a dissolversi già dal giorno successivo alle elezioni perché nulla le unisce se non la necessità di sommare un po’ di voti tra loro.
Per questa ragione mi dispiace molto che alcuni amici di valore di An e di Fi non abbiano compreso che questo non è il momento per alimentare scelte solitarie e personalismi, ma quello dell’unità e del lavoro di squadra, dove il candidato è sì importante, ma soltanto come portavoce di un grande progetto di cambiamento, credibile e duraturo, per costruire finalmente quella classe dirigente del futuro che Ferrara aspetta con ansia da troppo tempo ormai.
Per nessuno, nemmeno per me, è stato facile ma adesso che ci siamo riusciti sono contento di questo salto di qualità che consente al Popolo della Libertà, anche a Ferrara, di rendersi portatore dell’unica vera alternativa di governo contro il declino cui la sinistra ha ormai condannato la nostra provincia.
Coloro che non vogliono comprenderlo, si condannano da soli ad una grave rinuncia: quella di vivere da protagonisti - nel grande partito degli italiani che sta per nascere – una nuova esaltante stagione politica, più importante forse persino di quella del 1994.


Luca Cimarelli

*(ex Presidente provinciale A.n.) Co-coordinatore provinciale PDL

mercoledì 25 marzo 2009

I "PADRI" DELLA CRISI di L. A. Ciannilli

Prima dell'intervento odierno del sindaco di Ferrara, sulla crisi economica e sulla gravità della situazione, in particolare nella nostra provincia, già altri sono intervenuti. Ciò che tuttavia sollecita oggi il Sindaco è nient'altro che il "microcredito", una forma di aiuto alle famiglie e imprese praticata, non si vergogni il Sindaco di dirlo, nei paesi... poveri: nato in India, è valso addirittura il premio Nobel per la pace del 2006 a Muhammad Yunus, l’inventore del microcredito.
In Italia, però, questa forma di solidarietà e, soprattutto, di aiuto alle famiglie già esisteva. La importò Giuseppe Mazzini, dall'Inghilterra… e la nostra Regione e la nostra Provincia la raccolsero e diffusero più di altre. Si chiamava: cooperazione. Grazie ad essa nacquero gli "spacci cooperativi" e venne introdotto il "credito da banco": le famiglie più indigenti si rifornivano di beni di prima necessità e pagavano un po' alla volta, secondo le possibilità. Oggi, invece, chi dovrebbe dimostrare istituzionalmente questa solidarietà, anche per rispetto a quell'art. 45 della nostra Costituzione, al massimo raddoppia il valore della "social card" inventata dal Governo.
Ben venga, pertanto, lo stimolo del Sindaco di Ferrara. Ed è auspicabile che lui, in prima persona, voglia dare l'esempio con risorse proprie - non del Comune - per avviare la costituzione del "Fondo di Solidarietà". Ma, soprattutto, queste proposte, in una provincia che vanta il primato nazionale delle ore di cassa integrazione e delle chiusure aziendali, anzichè declamarle sui giornali, perchè non vengono costruite e messe a punto in privato? Coinvolgendo tutti i soggetti, tutti i “padri” della particolare e anomala situazione economica e occupazionale ferrarese? In modo da offrire, almeno per una volta, soluzioni usufruibili ai destinatari.

Luigi A. Ciannilli

martedì 24 marzo 2009

Continua il nostro amore per l'Italia

La conclusione dell'intervento di Gianfranco Fini, all'ultimo congresso di Alleanza Nazionale.

"... Oggi, da protagonisti in patria, noi di An siamo chiamati a cominciare i conti con gli italiani di domani. È una prospettiva del tutto diversa, è una grande storica missione che va vissuta con entusiasmo, nel Pdl entrino coloro che ci credono. Entrino coloro che hanno per davvero amore per l´Italia. Entrino coloro che credono nella bontà delle loro e delle nostre idee, perché lasciatemi concludere con uno slogan della nostra giovinezza, con la semplicità e al tempo stesso l´efficacia degli slogan: se si ha paura vuol dire che o non valgono nulla le idee in cui si crede o non vale nulla chi ha paura. Non dobbiamo aver paura del futuro, dobbiamo avere coscienza della possibilità di costruirlo fin da oggi. Dobbiamo gettare il cuore oltre l´ostacolo e impegnarci con la stessa tenacia con cui l´abbiamo fatto per tanti anni. Oggi finisce Alleanza nazionale, nasce il Popolo della libertà, continua il nostro amore per l´Italia."

venerdì 20 marzo 2009

ABBIAMO BISOGNO DI ALTRO PER DECIDERCI A CAMBIARE I "MANOVRATORI"? di Luigi Ciannilli

Sfogliando e leggendo quotidianamente i giornali viene spontaneo chiedersi di cosa lamentarsi che già non si sapesse sulla nostra sinistrata Provincia ferrarese?
Economia, occupazione, sanità, viabilità e sicurezza stradale cos'è che è stato aggravato dalla crisi economica in atto che già non lo fosse abbastanza e, ormai da anni?
Eppure leggendo le dichiarazioni dei candidati presidenti alla Provincia, già in pista da tempo e, in particolare, della candidata della formazione politica che ha retto questa Provincia sin dalla sua costituzione, pare sia solo questione di ..."cambiare volto", non "sostanza"; cioè persone, idee, mentalità, modi di fare ed operare.
La "Politica" come "servizio" checché ne dica qualcuno, per migliorare e essere di stimolo alla crescita, in tutti i sensi, della società in cui si vive, non uno strumento autoreferenziale per assicurarsi privilegi a vita scaricandone i costi sulla collettività. Retaggio di una mentalità che nonostante il corso della storia d'Italia degli ultimi 63 anni, e nonostante gli esempi illuminanti delle altre province con noi confinanti, della stessa Regione (Modena, Bologna, Ravenna) e di altre Regioni, come il Veneto e la Lombardia, soffre ancora della nostalgia di modelli di società superati e ormai rifiutati dall'uomo. Ne siano dimostrazione i comportamenti e le proposte del neo segretario nazionale a tempo determinato del PD, un ferrarese doc, capace di chiedere al Governo "assistenzialismo" per le fasce deboli espulse dal lavoro, anziché proposte, elaborazioni, disponibilità per come superare le difficoltà.
E lì, ormai scolpita, incancellabilmente, nella mente e nei cuori di migliaia di ferraresi la crisi della Coopcostruttori, come quelle di altre decine e decine di aziende in questa Provincia, per le quali Berlusconi e i sui governi non hanno nessunissima colpa, essendo stato addirittura tradito e minato il modello su cui si fondava la costituzione di quell'azienda. Simbolo nazionale e perfino europeo.
E lì, un'area industriale SIPRO che doveva essere il volano economico del basso ferrarese, che continua, invece, a rullare e consumare risorse europee e nazionali da 40 anni.
E lì, una azienda metalmeccanica, la Berco, che per lo stesso periodo ha attenuato i riflessi negativi sull'occupazione nella stessa area e, ora, a rischio reale, al di là delle illusioni che qualcuno irresponsabilmente continua ad alimentare, di lasciare definitivamente l'Italia: perchè oltre 2000 posti di lavoro fanno gola anche alla Germania, che ne detiene la proprietà, coi tempi che corrono. Un'emorragia che bisognerà impedire a tutti i costi. E gli strumenti esistono.
Una Berco che per portare le sue merci in tutto il mondo e crescere ogni anno, in particolare negli ultimi 15 anni, di fatturato e lavoratori e impiegati, è bene non scordarlo, ha usufruito e sta usufruendo da tempo ormai immemorabile delle infrastrutture viarie e logistiche del Veneto.
E lì è anche, in modo che nessuno possa dimenticarla o distrarsi nei prossimi tre mesi, una viabilità da terzo mondo che distingue più di tutte le altre la nostra Provincia: una viabilità che ha fatto, come drammaticamente ricorda la stessa Provincia che ha ispirato la 1° pagina del Resto del Carlino del 17 Novembre 2007, 1000 (MILLE) morti in 15 anni!!!
E ancora è lì, da 40 anni, sempre in modo che nessuno possa dimenticarlo, l'unico tratto di costa Adriatica, da S. Maria di Leuca a Trieste, sprovvisto di una variante di traffico alla SS 309 Romea, la strada della morte. Con tutti i disagi e anche lì, incidenti e lutti, che ferraresi e non ferraresi conoscono bene.
Credo pertanto che la campagna elettorale che sta per iniziare sarà particolarmente ...vivace, sui temi e gli argomenti che toccano le numerose, tristi realtà di questo territorio e che inchiodano a ineludibili responsabilità chi ci ha finora amministrati. E, dopo la designazione ufficiale del candidato del PDL, Mauro Malaguti, alla Provincia, al quale ho dato sin dall'inizio la mia adesione e sostegno, non solo perchè il candidato del "partito" ma soprattutto per la sua coerenza e trasparenza sui temi e problemi che lo hanno visto impegnato in Consiglio comunale a Ferrara e fuori dal Consiglio, sono anche convinto che queste elezioni saranno portatrici, finalmente, di una novità epocale per la nostra Provincia.

Luigi A. Ciannilli

martedì 17 marzo 2009

CHIEDIAMO LO "SCIOPERO DELL'IGNORANZA"!


Quando il SegreDario parla in TV, con quel suo piglio sicuro e la elle rotolante da ferrarese D.O.C., fa un bell'effetto... sembra perfino che dica delle cose serie.
Quando, invece, le parole di Franceschini le si leggono scritte su un giornale, ci si può anche concentrare sul cosa dice il nostro:
«Un contributo straordinario sui redditi superiori ai 120.000 euro, come quelli dei parlamentari, di due punti percentuali in più per il 2009, per finanziare 500 milioni da destinare ai Comuni e alle associazioni di volontariato per il contrasto della povertà estrema.»
500.000.000 da far pagare a 176mila persone (tante sono quelle che guadagnano oltre i 120mila Euro) e da distribuire ai poveri.
Entriamo nel merito: se consideriamo "poveri" quelli che hanno un reddito dichiarato inferiore ai 6.000 Euro/anno, l'Agenza delle Entrate ci dice che abbiamo i Italia 9.300.000 (novemilionitrecentomila) poveri.
Dividiamo quindi il "tesoro di Franceschini" per il numero dei poveri.
500.000.000 : 9.300.000 = 53,76 Euro/anno a persona (4,48 Euro al mese - meno di 15 centesimi al giorno)
La Social Card - tanto deprecata dai sinistri - ne distribuisce 480 all'anno.
E tutti a parlare di Franceschini "Robin Hood"....
E voi sareste quelli che sostengono lo "sciopero dell conoscenza"? Fate scioperare la vostra ignoranza, così davvero fareste il bene degli italiani!

domenica 15 marzo 2009

POGGIO E', UN POCO, ME... di Rodolfo Sani


Poggio Renatico è stata la mia infanzia e la mia adolescenza. E’ il mio presente e, se Dio lo vorrà, sarà anche la mia vecchiaia. Tutto il ciclo della mia vita si compierà camminando parallelamente a quella di questo territorio, per cui mi piace pensare che io sono Poggio Renatico e Poggio è – un poco – me. Conosco, per averla sentita raccontare dai vecchi, la storia di questa comunità: la prima guerra mondiale che ha chiesto il suo tributo; i momenti di difficoltà del primo dopoguerra; la vita nelle campagne e nella scuola durante il fascismo; l’occupazione tedesca, le mitragliere inglesi e il passaggio del fronte. Il secondo dopoguerra e la “ricostruzione” che, senza troppi traumi, ha coinvolto tutti. L’abbandono progressivo delle campagne… poi sono nato io e questa storia ho preso a viverla “da dentro”. Gli anni dell’asilo delle Suore di Santa Teresa, quelli delle elementari con la Signora Berta e quelli da chierichetto con Don Roberto Tassinari. Gli studi a Ferrara, gli anni di piombo - che per fortuna da noi “rimbombavano” solo attraverso la televisione - e la droga che flagellò la mia generazione. Poi la ricerca di un lavoro… purchè fosse. E la vita da pendolare, vissuta insieme a tutti gli altri pendolari. E mentre io, professionalmente e anagraficamente, crescevo, assistevo al declino di Poggio… inesorabile, verso la realtà di “paese dormitorio” degli anni ’90. Le amministrazioni “deboli” che stavano riducendo Poggio a pattumiera della provincia, le rivolte contro la Niagara, il risorgere di una nuova sensibilità verso l’ambiente. Poi la nuova esplosione demografica seguita all’ambizioso piano regolatore, l’immigrazione di chi è arrivato solo per aver trovato una casa a buon mercato, non un’occasione di lavoro… quella non c’è mai stata. Adesso posso raccontare il presente, quello sotto gli occhi di tutti. Il capoluogo e le frazioni in cui l’essere comunità, il “fare squadra”, è demandato a pochi volenterosi. Un amministrazione comunale che non ha alcuna visione e non ricopre alcun ruolo politico… Si limita ad “amministrare” così come farebbe un amministratore di condominio: si sistema una strada, all’occorrenza; si costruisce qualche marciapiede, si maledice il destino cinico e baro perché non si è potuto terminare il lavoro di rifacimento delle strutture scolastiche e la piscina… poi si fanno tante foto, e altrettante parole.Vorrei poter raccontare un futuro in cui il sindaco è davvero il capo di una comunità. Un futuro in cui la comunità accoglie, via via, i nuovi abitanti del paese, dando loro la gioia e l’orgoglio di essere tutt’uno con gli altri poggesi. In casa propria, sicuro e libero di poter organizzare il futuro per se’ e per i propri figli.Ma temo un altro futuro. Quello di un paese che, da dormitorio, diventa una periferia… in cui ognuno si sente al sicuro solo dopo aver chiuso bene l’uscio di casa e aver lasciato fuori un mondo estraneo. Un territorio senza più una Comunità che abbia coscienza di se’, che scivola piano piano alle condizioni delle periferie padovane o delle banlieues francesi.